Talos scopre UAT-10147: hacker usano l'AI su server IIS
Cisco Talos ha scoperto un gruppo che descrive come di lingua cinese, tracciato come UAT-10147, che integra strumenti di intelligenza artificiale nelle fasi di ricognizione, exploit, generazione dei payload e verifica dei risultati contro server Windows IIS e Linux esposti su Internet. Sull'infrastruttura del gruppo è stata trovata una lista di circa 170.000 URL potenzialmente presi di mira — non 170.000 server già compromessi. Lo stesso gruppo utilizza inoltre SPECTRE, una sofisticata backdoor multipiattaforma che, secondo Talos, mostra indizi di sviluppo assistito dall'AI.
I dati tecnici di questo articolo derivano da due blog post pubblicati da Cisco Talos il 20 agosto 2026: il primo sull'integrazione di AI agentica nelle operazioni post-compromissione, il secondo sulla backdoor SPECTRE. Dove un dato non è verificabile su fonte primaria, lo segnalo esplicitamente.
Questo articolo non contiene link affiliati. Il test sull'infrastruttura di ScelgoIo descritto più sotto è un controllo difensivo reale che abbiamo eseguito noi il 21 agosto 2026, non un tentativo di riprodurre gli exploit o il malware del gruppo.
In breve
Cisco Talos ha identificato UAT-10147, un gruppo che descrive come di lingua cinese e a scopo di lucro, che usa strumenti di intelligenza artificiale — tra cui PentestGPT e script Python generati con l'AI — per automatizzare ricognizione, exploit, generazione dei payload e verifica dei risultati contro server Windows IIS e Linux esposti su Internet. Sull'infrastruttura del gruppo Talos ha trovato una lista di circa 170.000 URL bersaglio, divisa in 17 file da 10.000 indirizzi ciascuno: è una lista di obiettivi potenziali, non la conferma di 170.000 compromissioni. I sistemi in cui Talos ha identificato compromissioni si trovano in Brasile, Bolivia, Cina, Canada e Vietnam, in ambito governativo, universitario, media, tecnologico e gaming. Lo stesso gruppo utilizza inoltre SPECTRE, una sofisticata backdoor multipiattaforma con un rootkit Linux chiamato Specter; Talos valuta con confidenza media che UAT-10147 abbia combinato sviluppo assistito dall'AI e competenze umane nella creazione di quel rootkit — una valutazione separata da quella, più forte, sull'uso di AI nelle fasi dell'attacco.
Fino a poco tempo fa, "usare l'AI per attaccare" voleva dire chiedere a un chatbot di scrivere un pezzo di script e poi lanciarlo a mano. Talos descrive qualcosa di più strutturato in UAT-10147: raffinamento iterativo degli exploit, troubleshooting adattivo, automazione post-compromissione e verifica dei risultati — attività ancora riconducibili a un flusso operativo supervisionato o avviato da operatori umani, ma con molto meno lavoro manuale da fare passo per passo.
✍️ Rocco Caiazza — Fondatore di ScelgoIo | 21 agosto 2026
Cosa ha trovato davvero Cisco Talos, cosa significa "AI agentica" applicata a un attacco reale, e perché abbiamo deciso di controllare noi stessi se ScelgoIo rientra in questo tipo di rischio.
Negli ultimi mesi si è parlato spesso, in astratto, di "hacker che usano l'intelligenza artificiale". Il report di Cisco Talos su UAT-10147 è uno dei pochi casi in cui questo passaggio da teoria a pratica è documentato con dettagli tecnici verificabili: script recuperati, un server di comando trovato aperto per errore, un elenco di bersagli reale.
In questo articolo ricostruisco cosa sappiamo con certezza, cosa Talos stessa definisce come una valutazione (non un fatto accertato), e — soprattutto — cosa significa concretamente per chi gestisce un sito ospitato su una piattaforma gestita, non un'infrastruttura governativa amministrata direttamente.
📌 Il rischio riguarda soprattutto chi amministra direttamente un server Windows IIS o Linux esposto su Internet. Se il tuo sito è ospitato su una piattaforma gestita (Blogger, WordPress.com, Wix, Squarespace) il modello di rischio è diverso — lo spieghiamo più sotto con un test reale.
Cosa è successo
Secondo Talos, l'indagine è partita dopo che i ricercatori hanno osservato una macchina compromessa comunicare con un server di download all'indirizzo 139.180.197[.]150. Analizzando quell'indirizzo, hanno scoperto che la directory era rimasta aperta e accessibile pubblicamente — un errore operativo dell'aggressore, non una scoperta ottenuta violando qualcosa. Dentro c'erano malware, script, strumenti offensivi e, appunto, la lista di circa 170.000 URL bersaglio.
Il gruppo, che Talos traccia come UAT-10147, è descritto come di lingua cinese — un'attribuzione linguistica basata su elementi come l'uso del carattere "萬" per abbreviare le migliaia nelle liste di bersagli, non un'attribuzione geopolitica formale a uno Stato. L'attività è finanziariamente motivata: gli obiettivi finali includono frode SEO (l'uso abusivo di siti compromessi per manipolare i risultati dei motori di ricerca o reindirizzare traffico verso pagine controllate dagli attaccanti) e furto di dati, non spionaggio.
Non significa che un'AI abbia deciso da sola di attaccare qualcuno. Talos descrive strumenti e script capaci di automatizzare diverse fasi della ricognizione, della verifica degli exploit e delle operazioni successive alla compromissione — mappatura delle cartelle scrivibili, generazione dei payload, documentazione dei risultati — mentre le attività restano riconducibili a un flusso operativo avviato e supervisionato da operatori umani. È la differenza tra un apprendista che esegue un ordine alla volta e un collaboratore che, ricevuto un obiettivo generale, si organizza per raggiungerlo con meno supervisione passo-passo — non un sistema che agisce senza alcun controllo umano.
170.000 server hackerati? No: ecco cosa dice davvero Cisco
È il punto dove i titoli più sensazionalistici rischiano di distorcere la notizia, e vale la pena essere precisi. Il numero 170.000 indica la dimensione di un file di testo trovato sull'infrastruttura del gruppo — URL scelti come potenziali obiettivi di scansione, suddivisi in 17 file da circa 10.000 indirizzi ciascuno per rendere più efficiente il processo automatico — non il conteggio di server già compromessi. Le vittime effettivamente confermate da Talos si trovano in un numero molto più ristretto di Paesi: Brasile, Bolivia, Cina, Canada e Vietnam, in organizzazioni di ambito governativo, universitario, media, tecnologico e gaming — una distinzione che Talos stessa mantiene nel proprio report.
SPECTRE: la backdoor multipiattaforma
Il payload più sofisticato individuato da Talos si chiama SPECTRE — nome che i ricercatori hanno recuperato da un log di debug lasciato in uno dei campioni analizzati — una backdoor scritta in C, pensata per funzionare sia su Windows che su Linux. La versione Windows supporta 45 comandi, tra cui cattura di schermate, furto di credenziali, keylogging, impersonificazione di token e iniezione di processi. Include inoltre una tecnica chiamata BYOVD (Bring Your Own Vulnerable Driver): l'installazione di un driver legittimo ma vulnerabile — nei casi osservati, RTCore64.sys di MSI (CVE-2019-16098) o DBUtil_2_3.sys di Dell (CVE-2021-21551) — per manomettere a livello kernel i meccanismi usati dai software di sicurezza (EDR), riducendone la capacità di rilevare l'attività malevola.
La versione Linux offre 29 comandi e può installare un rootkit companion che Talos chiama Specter (senza la seconda "e" di SPECTRE — sono due componenti distinti dello stesso strumento: SPECTRE è la backdoor, Specter il suo rootkit Linux), camuffato da modulo acpi_pad.ko: nasconde processi e se stesso, eleva i propri privilegi fino a root, e si mantiene persistente attraverso un finto servizio systemd che si spaccia per un monitor hardware.
Un dettaglio che Talos sottolinea con cautela: analizzando il codice sorgente del rootkit Linux Specter, i ricercatori hanno trovato commenti insolitamente didattici e più implementazioni alternative nello stesso file. Su questa base, Talos valuta con confidenza media che UAT-10147 abbia combinato sviluppo assistito dall'AI e competenze umane nella creazione di quel rootkit — non una certezza tecnica dimostrata riga per riga, ma un'inferenza stilistica sul codice recuperato.
Cosa non è ancora confermato
Per onestà verso chi legge, è importante separare quello che Talos ha osservato direttamente da quello che resta un'interpretazione o un'ipotesi:
- Non è un sistema completamente autonomo. Talos descrive un passaggio da AI usata come semplice assistente di scrittura a "orchestrazione offensiva semi-autonoma" — sottolineando esplicitamente che si tratta di documentazione operativa assistita dall'AI, automazione Python e uso di strumenti come PentestGPT, non di un sistema osservato scegliere autonomamente i bersagli e condurre un'intera campagna senza operatore.
- L'attribuzione a un governo non è dichiarata. "Di lingua cinese" descrive un indizio linguistico nei materiali recuperati, non un'attribuzione statale formale. Talos classifica il gruppo come finanziariamente motivato, non come attore sponsorizzato da uno Stato.
- Lo sviluppo "assistito da AI" del rootkit è una valutazione, non una prova definitiva. Si basa su indizi stilistici nel codice (commenti didattici, implementazioni multiple), con un livello di confidenza dichiarato come medio, non come certezza.
Un controllo preliminare sull'infrastruttura di ScelgoIo
Per capire quanto lo scenario scoperto da Cisco Talos riguardi concretamente un sito come ScelgoIo, abbiamo effettuato una verifica reale e riproducibile sulla nostra infrastruttura. Non abbiamo eseguito exploit, malware o tentativi di intrusione. Abbiamo verificato invece quale infrastruttura pubblica serve realmente il sito e se il computer utilizzato per amministrarlo dispone di un server Microsoft IIS attivo.
1. Il server che risponde per ScelgoIo
Alle 20:22 del 21 agosto 2026 abbiamo interrogato https://www.scelgoio.eu/ da Windows PowerShell:
HTTP/1.1 200 OK Content-Type: text/html; charset=UTF-8 X-Content-Type-Options: nosniff X-XSS-Protection: 1; mode=block Server: GSE
Il dato più importante è Server: GSE: nella risposta pubblica non compare quindi un server Microsoft IIS, Apache o nginx amministrato direttamente da ScelgoIo. La richiesta ha inoltre restituito HTTP 200 OK senza catena di redirect nel test effettuato.
2. Il DNS pubblico
Interrogando direttamente il resolver Cloudflare 1.1.1.1, per www.scelgoio.eu abbiamo ottenuto:
Nome: ghs.google.com IPv4: 142.251.27.121 IPv6: 2a00:1450:4025:1803::79 Alias: www.scelgoio.eu
Per il dominio principale scelgoio.eu, invece:
104.21.55.186 172.67.172.32
oltre agli indirizzi IPv6 appartenenti alla rete Cloudflare. Il DNS è coerente con la pubblicazione tramite Google/Blogger per www.scelgoio.eu, mentre scelgoio.eu passa da Cloudflare.
3. Controllo aggiuntivo: IIS sul PC usato per amministrare ScelgoIo
Prima il controllo del servizio Web Publishing:
Get-Service W3SVC -ErrorAction SilentlyContinue
Nessun servizio restituito. Abbiamo quindi eseguito, questa volta con privilegi amministrativi, anche il controllo diretto della funzionalità Windows:
Get-WindowsOptionalFeature -Online -FeatureName IIS-WebServerRole | Select-Object FeatureName,State FeatureName State ----------- ----- IIS-WebServerRole Disabled
Il ruolo Microsoft IIS Web Server risulta quindi disabilitato sul computer utilizzato per amministrare ScelgoIo.
Cosa possiamo concludere. Il test non ha mostrato un server IIS direttamente esposto dal dominio pubblico e ha confermato che il ruolo IIS è disabilitato sul PC controllato. Questo non costituisce una scansione completa della sicurezza del sito, dell'account Google, del dominio o dei servizi collegati: il comando curl mostra cosa ha risposto quella specifica richiesta in quel momento, non è uno scanner di vulnerabilità, e Server: GSE insieme al CNAME ghs.google.com sono forti indizi — insieme al fatto noto che il sito è su Blogger — ma da soli non dimostrano che nessun server IIS o Linux si trovi dietro un eventuale proxy o CDN. Su questa base, comunque, la nostra situazione resta distinta dalla superficie tecnica descritta nella campagna analizzata da Cisco Talos, dove gli aggressori prendono di mira server Windows/IIS e Linux esposti e vulnerabili per ottenere l'accesso iniziale. ScelgoIo è pubblicato tramite Blogger con dominio personalizzato: non amministriamo direttamente il sistema operativo del server che pubblica le pagine, quindi non possiamo installare software sul server, caricare moduli IIS o kernel module Linux, né amministrare il sistema operativo sottostante.
Questo non significa che ScelgoIo sia "invulnerabile". Restano altre superfici da proteggere: account Google, dominio, DNS, Cloudflare, script di terze parti e credenziali amministrative. Il risultato corretto della nostra prova è quindi più specifico di un generico "siamo al sicuro": nel test del 21 agosto 2026 non abbiamo rilevato su ScelgoIo un server IIS direttamente amministrato da noi che corrisponda alla tipologia di esposizione verificata nella campagna analizzata da Talos. Ed è esattamente il tipo di distinzione che spesso manca quando una notizia di cybersecurity viene trasformata in un titolo allarmistico.
Cosa significa per te e cosa fare
Se gestisci un blog su una piattaforma come Blogger, WordPress.com, Wix o Squarespace, puoi rifare tu stesso in pochi minuti un controllo simile sul tuo dominio con curl -I -L https://tuosito.it/. Va detto con chiarezza: il comando può fornire un primo indizio sull'infrastruttura che risponde pubblicamente, ma non è un test di vulnerabilità, e l'header Server da solo non permette di escludere IIS o Linux dietro un proxy o una CDN — alcuni provider modificano o rimuovono quell'header, e un sito può usare infrastrutture diverse a seconda del percorso. Per sapere chi amministra davvero il server occorre verificare anche il tipo di hosting e il pannello del provider.
Se invece amministri tu stesso un server Windows IIS o Linux esposto su Internet — un sito aziendale, un gestionale, un e-commerce con hosting dedicato o VPS — la situazione è diversa, e le indicazioni di Talos sono più dirette:
La mia lettura: quello che mi colpisce di UAT-10147 non è la singola tecnica — vulnerabilità note, web shell, esclusioni Defender modificate sono cose che il settore conosce da anni. È la scala e la ripetibilità: un flusso che automatizza raffinamento degli exploit e verifica dei risultati permette a un numero limitato di persone di condurre operazioni su decine di migliaia di bersagli potenziali con lo sforzo che prima richiedeva un team più ampio. È lo stesso principio, in versione offensiva, di quello che rende utile l'AI in qualsiasi altro lavoro ripetitivo: meno tempo sulle attività meccaniche, più capacità di scalare.
- Cisco Talos — report primario sull'integrazione di AI agentica nelle operazioni post-compromissione
- Cisco Talos — report primario sulla backdoor SPECTRE e il rootkit Linux
- Cyber Security News — ripresa della vicenda con dettagli sul flusso operativo
Se gestisci anche tu un sito o un blog, su ScelgoIo trovi la guida su come attivare l'autenticazione a due fattori su Gmail, WhatsApp e banca, la spiegazione del rischio delle istruzioni invisibili che Copilot può leggere nei file Word e l'analisi sull'attacco con agenti AI contro il governo di Taiwan.
Domande frequenti
Autore: Rocco Caiazza – Fondatore di ScelgoIo